6 maggio 1976, circa le 21:00. Ricordo ancora il momento… il cielo era ancora chiaro, l’aria tiepida, la terrazza che dava sul cortile interno del condominio era un’ottimo terreno per i miei giochi, mio fratello cercava di guadagnare la sua razione serale di latte materno, i miei probabilmente parlavano… all’improvviso la scossa, il boato, la luce della cucina che si spegne per qualche istante, il lampadario che oscilla come un’incensiere in mano ad un esperto chierichetto, la gente che si riversa in cortile, mio fratello che piange e… addio latte materno.
Noi siamo stati fortunati, nessun danno dalle nostre parti: tanta paura, ma nulla di grave. Ma a Gemona, Trasaghis, Bordano e tutta l’area attorno al San Simenone… interi paesi rasi al suolo…
Ma quello friulano è per natura un popolo efficiente: in soli dieci anni abbiamo saputo ricostruire tutto, restaurare antiche strutture, ricominciare a vivere.
Dedico queste poche righe a tutti quelli che hanno vissuto il Terremoto del ‘76 e ce l’hanno fatta, a tutti quelli che rimarranno vivi nei ricordi, alla Protezione Civile Friulana, a tutti, perché la storia della propria terra sia sempre presente in ognuno…
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